Interruzioni volontarie di gravidanza e Parti cesarei

Interruzioni volontarie di gravidanza 
A partire dal 1979 l’Istituto nazionale di statistica, a seguito dell’entrata in vigore della legge numero 194/78, ha avviato, in accordo con le Regioni ed il Ministero della sanità, la rilevazione dei casi di interruzione volontaria di gravidanza (Ivg).
I dati vengono raccolti per mezzo del modello individuale di dichiarazione di interruzione volontaria della gravidanza (Istat D.12), che deve essere compilato dal medico che procede all’interruzione stessa.
Nel modello sono richieste notizie sulla donna e sull’interruzione della gravidanza.

Al fine di monitorare il fenomeno, l’Istat richiede alle Regioni anche la comunicazione mensile del numero complessivo delle interruzioni volontarie della gravidanza praticate in ciascun mese in ogni singola provincia della regione (modello Istat D.17).

In questa sezione mettiamo a disposizione 2 file di Excel relativi alle province della regione Emilia-Romagna. Il primo riguarda la serie storica (a partire dal 1999) delle interruzioni volontarie della gravidanza per classe di età e provincia di intervento; il secondo invece la serie storica (a partire dal 2002) delle interruzioni volontarie della gravidanza per cittadinanza e provincia di intervento. In entrambi i file si trova un foglio di lavoro per ogni anno analizzato.

A partire dall'anno 2010, invece, i dati fanno riferimento alle interruzioni volontarie di gravidanza per classe di età e provincia di residenza e sono raggiungibili tramite il link (cliccabile qui a lato) al sito I.Stat.

Si ricorda che l'Istat, per interruzione volontaria di gravidanza (Ivg) fornisce la seguente definizione:
intervento operativo da parte di uno specialista che va a
rimuovere il prodotto del concepimento e dei suoi annessi, interrompendo il periodo di gravidanza.
Secondo la vigente normativa (legge 194/78) l’Ivg deve avvenire sotto precisa volontà della donna ed entro i primi 90 giorni dal concepimento nel caso in cui la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbe serio pericolo per la salute fisica o psichica della donna. L’Ivg può avvenire inoltre per motivi di ordine terapeutico dopo i primi 90 giorni quando la gravidanza o il parto comportino
un grave pericolo per la vita della donna o in presenza di rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
 

Parti cesarei
In questa sezione mettiamo a disposizione i dati di fonte Istat sulla percentuale di parti cesarei effettuati nelle province dell'Emilia-Romagna così suddivisi:

- % di parti cesarei totali, serie storica dal 1980;
- % di parti cesarei per madri con età al parto <18 anni, serie storica dal 1999;
- % di parti cesarei per madri con età al parto compresa fra i 18 e i 29 anni, serie storica dal 1999;
- % di parti cesarei per madri con età al parto compresa fra i 30 e i 44 anni, serie storica dal 1999;
- % di parti cesarei per madri con età al parto maggiore o uguale a 45 anni, serie storica dal 1999.

Bisogna precisare che dal 1980 al 1998, l’informazione sui parti cesarei deriva dalla rilevazione corrente ed esaustiva delle nascite di fonte Stato civile, realizzata dall'Istat dal 1926 al 1998.

Dal 1980, tale rilevazione ha consentito di stimare anche i parti cesarei.
I modelli di rilevazione (Istat D1 e D2, relativi rispettivamente ai nati di sesso maschile e femminile) erano composti di tre sezioni contenenti notizie di Stato civile e Anagrafe, notizie di tipo sanitario tratte dal certificato di assistenza al parto che il genitore doveva esibire al momento della dichiarazione come prova dell'avvenuta nascita e notizie di natura socio-demografica (titolo di studio,
condizione professionale, settore di attività economica dei genitori) che l'ufficiale di Stato civile acquisiva direttamente dal dichiarante. I modelli erano compilati in base agli Atti dello stato civile nel Comune in cui si verificava l'evento.

Questa rilevazione è stata interrotta a causa dell'entrata in vigore della legge n. 127 del 17 maggio 1997 sulla Semplificazione Amministrativa e dei suoi successivi regolamenti di attuazione.

Tale legge prevede, infatti, che le informazioni sanitarie sui parti e sulle nascite non debbano più transitare dagli uffici comunali. Inoltre, al momento della nascita, i genitori possono dichiarare l’evento anche presso la direzione sanitaria del centro presso il quale la nascita è avvenuta.

Dal 1999 i dati sui parti cesarei sono calcolati mediante l’elaborazione delle Schede di dimissione ospedaliera (Sdo). La Sdo, istituita dal Ministero della salute con il decreto ministeriale del 28 dicembre 1991, rappresenta lo strumento ordinario per la raccolta delle informazioni relative a ogni paziente dimesso dagli istituti pubblici e privati in tutto il territorio nazionale ed è parte integrante della
cartella clinica. La Sdo contiene informazioni, sia anagrafiche che cliniche, relative a tutto il periodo di degenza del paziente fino alla sua dimissione.