Benessere equo e sostenibile

Il progetto per misurare il benessere equo e sostenibile, nato da un’iniziativa congiunta del Cnel e dell’Istat, si inquadra nel dibattito internazionale sul “superamento del Pil”, alimentato dalla consapevolezza che i parametri sui quali valutare il progresso di una società non possano essere esclusivamente di carattere economico, ma debbano tenere conto anche delle fondamentali dimensioni sociali e ambientali del benessere, corredate da misure di diseguaglianza e sostenibilità.   

L’impegno a trovare nuove misure “oltre il Pil” si è fortemente rafforzato dopo la pubblicazione nel settembre 2009 dei risultati della Commissione istituita dal presidente francese Sarkozy e presieduta dal premio Nobel Joseph Stiglitz, con la collaborazione dell’altro premio Nobel Amartya Sen e dell’economista Jean Paul Fitoussi.

Il fascicolo pubblicato contiene un approfondimento a livello della provincia di Parma dei principali indicatori di Benessere Equo e Sostenibile e rappresenta il secondo risultato dello studio progettuale "Analisi e ricerche per la valutazione del Benessere Equo e Sostenibile delle Province" che, inserito nel Programma Statistico Nazionale , ha visto la partecipazione di 25 province.

L’obiettivo finale del progetto è costruire un sistema statistico territoriale sul BES destinato a supportare l’attività amministrativa e di governance a livello locale e a fornire al territorio le informazioni di base per la partecipazione e la rendicontazione sociale.

Il progetto è volto anche a valorizzare a fini statistici i giacimenti di dati amministrativi, al fine di costruire un sistema informativo più ampio ed aggiornabile nel tempo senza oneri eccessivi.

Volendo fornire uno spunto di riflessione per la provincia di Parma su alcune delle tematiche analizzate, possiamo dire che nell'ambito "Salute" il tasso di mortalità per tumore vede il nostro territorio (8,9 per 10.000 abitanti) superare la media regionale (8,4) ma non quella nazionale (8,9 anch'essa). Dove, invece, il dato parmense (22,9) è decisamente migliore sia rispetto al primo (27,0) che al secondo (27,3) è rispetto al tasso di mortalità per demenza (65 anni e +). Da non sottovalutare nemmeno il dato parmense della speranza di vita alla nascita.In particolare per le femmine, il cui valore (85,3 anni) è superiore sia a quello emiliano-romagnolo (85,1) che a quello italiano (84,6).

Passando al settore "Lavoro e conciliazione dei tempi di vita", rispetto agli ambiti regionale e italiano, il dato di Parma è decisamente positivo per quel che riguarda l’occupazione; sia 20-64 anni (73,1% contro, rispettivamente, 70,7% e 59,9%) che 15-29 (39,1% rispetto a 34,5% e 28,3%).
Lo stesso tipo di analisi si può fare rispetto ai tassi di disoccupazione. Parma
“prevale” sia rispetto all’area regionale che nazionale ma un tasso di disoccupazione giovanile del 16,7%, seppur lontano dal 31,6% italiano, non è certo basso.
Nel  confronto con la Regione e l’Italia del tasso di rischiosità per infortuni sul lavoro , la nostra provincia registra un tasso più alto, del 33,0 per 1.000 addetti, rispetto al 31,6 dell'Emilia-Romagna e al 24,0 dell'Italia.

Spostandosi alle "Relazioni sociali", emerge che a Parma la percentuale di volontari per 100 abitanti di oltre 14 anni è più alta della media regionale e italiana (14,1% contro 12,6% della Regione e 10,3% dell'Italia). Inoltre, le Istituzioni non profit sono più diffuse a Parma rispetto sia alla regione, sia all'Italia (60,1 per 10.000 abitanti rispetto al 57,8 dell'Emilia-Romagna e al 50,7 dell'intero paese).

Se si analizza l'ambito della "Sicurezza", le situazioni maggiormente preoccupanti per il parmense riguardano i delitti violenti denunciati (24,5 ogni 10.000 abitanti contro i 22,7 dell’Emilia-Romagna e i 22,3 dell’Italia) e, soprattutto, il tasso di omicidi, il cui valore (1,4 per 100.000 residenti) è praticamente di dimensione doppia rispetto a quello degli altri due ambiti (0,6 per la regione e 0,8 per il territorio nazionale).

Analizzando, infine, il settore "Ambiente", emerge che il valore parmense che riguarda il superamento dei limiti di inquinamento dell'aria (PM10) è quasi il doppio di quello italiano (80,0 giorni contro 44,0). Per contro il valore provinciale della densità di piste ciclabili (oltre il doppio di quello nazionale) è migliore, mentre è decisamente sotto la media il dato dell'energia prodotta da fonti rinnovabili, la cui percentuale (12,9%) è un terzo di quella italiana (38,3%) e poco più della metà di quella regionale (21,2%).

Per una panoramica più completa sugli ambiti analizzati, rimandiamo alla pubblicazione in formato .pdf che mettiamo a disposizione qui a lato.